
La vendemmia 2026 a Otricolaia: come si difende una vigna da 42 gradi?
Una primavera generosa d’acqua, un’estate con temperature oltre i 42 °C e una vendemmia che, nonostante tutto, porta in cantina uve in ottime condizioni. A Cantina Otricolaia, tra stazione meteo, reti protettive e qualche prezioso olivo, il 2026 racconta un altro capitolo dell’adattamento al clima che cambia.
Nell’ultimo articolo avevamo lasciato una domanda aperta: dopo quasi vent’anni di vendemmie, sarebbe stato il 2026 ad aiutarci a capire meglio come sta cambiando il nostro vino?
Adesso la vendemmia è finita e possiamo cominciare a rispondere.
Il vino, naturalmente, avrà bisogno del suo tempo. Ma la vigna, intanto, qualcosa ce l’ha già raccontato.
E anche quest’anno Madre Natura non si è risparmiata 😊.
Un inverno tranquillo e un maggio da ricordare
Cominciamo dall’inizio.
L’inverno 2026 è stato abbastanza clemente, con temperature minime intorno allo zero ma senza episodi di freddo particolarmente pericolosi per il vigneto.
La sorpresa positiva è arrivata con le piogge primaverili.
La nostra stazione meteorologica ha registrato 143,9 millimetri di pioggia nel mese di maggio. Un contributo importante per accumulare riserve idriche prima dell’estate.
Perché dalle nostre parti l’acqua non serve soltanto quando piove. Serve anche quando smette di piovere, magari per settimane.
A Cantina Otricolaia abbiamo la fortuna di lavorare su un terreno che drena bene, ma riesce anche a mantenersi relativamente fresco. È una caratteristica che, unita alle precipitazioni di primavera, ci ha aiutato ad affrontare la prima parte dell’estate senza particolari problemi idrici.
Poi è arrivato il caldo.
E lì abbiamo cominciato a fare sul serio.
Quaranta gradi non sono più una sorpresa
Guardiamo qualche numero registrato dalla stazione meteo di Otricolaia.
| Mese 2026 | Temperatura massima registrata |
|---|---|
| Giugno | 40,0 °C |
| Luglio | 41,5 °C |
| Agosto | 42,3 °C |
Tre mesi consecutivi con punte intorno o superiori ai 40 gradi.
Naturalmente sono valori massimi, non temperature mantenute per tutta la giornata. Ma bastano a dare un’idea delle condizioni che la vegetazione ha dovuto affrontare.
Eppure le viti hanno resistito bene.
Una parte della spiegazione potrebbe trovarsi proprio nel microclima della nostra collina.
L’esposizione verso nord, l’età di molte piante, la natura del terreno e le importanti escursioni termiche fra giorno e notte sembrano avere giocato un ruolo favorevole.
Su quest’ultimo punto i dati sono interessanti. Ad agosto, per esempio, la media delle temperature minime giornaliere è stata di circa 20,5 °C, mentre quella delle massime ha raggiunto 38,3 °C.
Quasi diciotto gradi di differenza.
Chi conosce la vite sa che le temperature notturne possono influire sui processi di maturazione e sulla conservazione di alcune componenti aromatiche e dell’acidità dell’uva.
Non possiamo ancora stabilire quanto abbiano contribuito alla qualità della nostra vendemmia. Ma è certamente uno degli aspetti che vorremmo approfondire confrontando i dati meteorologici con le future analisi dei vini.
Insomma, anche quest’anno abbiamo trovato qualcosa su cui lavorare.
Come se non ne avessimo abbastanza 😊.
Una rete sopra la vigna
A metà luglio abbiamo preso una decisione importante: anticipare rispetto agli anni precedenti la posa della rete protettiva su tutta la vigna.
Lo scopo era duplice.
Da un lato proteggerci dalla grandine, che negli ultimi anni è diventata una delle nostre preoccupazioni ricorrenti. Dall’altro creare un certo ombreggiamento, riducendo l’esposizione diretta dei grappoli e della vegetazione al sole più intenso.
La rete, quindi, non è soltanto una protezione contro un evento meteorologico improvviso. Può diventare anche uno strumento di adattamento alle condizioni termiche della stagione.
Naturalmente non basta installarla per risolvere tutti i problemi.
Occorre scegliere quando intervenire, verificare le condizioni della vegetazione e continuare a osservare le piante.
E qui torniamo a uno dei protagonisti ormai abituali della nostra vigna: la stazione meteo.
Negli anni è diventata un autentico compagno di lavoro. Ci aiuta a leggere quello che sta succedendo, a programmare le operazioni e a valutare meglio i momenti in cui intervenire.
Non sostituisce l’esperienza del vignaiolo. Le dà qualche informazione in più.
Che, quando il termometro supera i quaranta gradi, non è esattamente un lusso.
Anche gli olivi fanno la loro parte
C’è poi un altro elemento interessante.
Accanto ad alcuni filari di Ciliegiolo crescono delle piante di olivo.
Non le avevamo certo messe lì per costruire un sofisticato sistema di raffrescamento naturale. Eppure, durante l’estate, la loro ombra ha contribuito a mitigare l’esposizione delle viti più vicine ai raggi del sole.
Il nostro agronomo ed enologo Fabrizio Fimiani, osservando il Ciliegiolo, ha trovato un’espressione particolarmente efficace: la pianta «rideva» da quanto stava bene.
Naturalmente è un’impressione agronomica, non una misura scientifica del beneficio prodotto dagli olivi.
Ma è un’osservazione che merita attenzione.
In una stagione caratterizzata da temperature estreme, anche la disposizione delle piante, la presenza di vegetazione vicina e l’ombreggiamento possono diventare fattori da considerare nella gestione del vigneto.
A volte l’innovazione consiste nel mettere insieme una stazione meteorologica e qualcosa che gli agricoltori conoscono da secoli: l’ombra di un albero.
Cinghiali sotto controllo, vespe un po’ meno
Il clima, naturalmente, non è l’unico problema di chi coltiva una vigna.
Quest’anno siamo riusciti a tenere lontani i cinghiali attraverso un monitoraggio quotidiano delle recinzioni.
In compenso abbiamo avuto una presenza particolarmente importante di vespe, comprese quelle orientali.
Per contrastarle abbiamo utilizzato trappole realizzate con bottiglie e appositi tappi, contenenti miscele attrattive. Nel nostro caso hanno funzionato abbastanza bene da convincerci ad aumentarne il numero nella prossima stagione.
Un altro piccolo problema pratico, un’altra soluzione da verificare sul campo.
In fondo la gestione di una vigna è anche questo: un insieme di decisioni apparentemente minori che, sommate, possono fare una grande differenza.
E alla fine, l’uva com’era?
Arriviamo alla notizia più importante.
Nonostante il caldo, le uve sono arrivate alla vendemmia in condizioni che abbiamo giudicato ottime.
Le caratteristiche del terreno, l’esposizione, la maturità delle piante, le protezioni adottate e la disponibilità d’acqua nella prima parte dell’estate sembrano aver contribuito positivamente.
Non sappiamo ancora quale sia stato il peso di ciascun fattore.
Ma il risultato osservato in campo è incoraggiante.
Abbiamo raccolto le uve bianche il 5 settembre e quelle rosse il 12 settembre, scegliendo per la prima volta due giornate distinte. Una decisione legata anche alla volontà di valorizzare l’acidità delle uve bianche, oltre che alla crescita della produzione.
Prima della vendemmia abbiamo dovuto rimuovere la rete, accettando qualche giorno di esposizione al rischio meteorologico.
Ci è andata bene.
Una pioggia arrivata prima della raccolta del rosso ha persino contribuito a rinfrescare il terreno.
E siamo riusciti a portare tutti i grappoli in cantina entro mezz’ora dalla raccolta, limitando al minimo la loro permanenza al sole.
Su una collina così ripida non è un risultato banale.
Il nostro vecchio trattore Lamborghini continua a essere un membro indispensabile della squadra. Chiunque voglia capire perché ogni tanto ci permettiamo di parlare, scherzosamente ma non troppo, di viticoltura eroica, è invitato a fare una passeggiata su e giù per i nostri filari.
Possibilmente non ad agosto 😊.
Il 2026 ci ha insegnato qualcosa?
Direi di sì.
Soprattutto che non è sufficiente osservare la temperatura dell’aria per prevedere il comportamento di un vigneto.
Contano il terreno, l’acqua accumulata nei mesi precedenti, l’esposizione, l’età delle piante, le escursioni termiche e naturalmente le decisioni prese durante la stagione.
La tecnologia può aiutarci a leggere meglio queste variabili.
Ma il vero valore nasce quando i dati vengono confrontati con l’esperienza di chi passa le giornate in vigna.
E, soprattutto, quando diventano utili per decidere cosa fare.
Resta però la domanda più interessante: cosa ritroveremo nel vino di questa annata?
Per rispondere serviranno tempo, analisi e assaggi.
Intanto possiamo entrare in cantina, perché quest’anno anche la vinificazione ci ha riservato qualche novità.
E forse è proprio lì che comincia la parte più affascinante della storia.
Articolo generato dall’IA di VitisOlea.it, con la supervisione umana di Fabrizio Padua.
